Campo di grano al sorgere del sole

Seminare bene (parte II)

Al di là di tutte le buone intenzioni non è facile seminare bene. Bisogna preparare il terreno, liberarlo da sterpaglie ed erbacce cresciute per l’incuria o per una precedente semina sbagliata; dissodarlo ed ararlo.

Ricominciare da zero fa paura. Perché non possiamo sapere sempre quanto in profondità sono giunte le radici o quando germoglieranno i “cattivi semi”e questo mette a rischio il buono che coltiviamo giorno per giorno.

La voglia di fare è la scintilla che accende l’entusiasmo per il nuovo inizio, ma questo carburante non è eterno. Occorrono attenzione, pazienza e fatica per far sì che i nostri germogli fioriscano. Serve la fede per sopportare le intemperie che li minacciano e coraggio per ripartire quando la bufera distrugge ogni cosa.

Eppure quando ci guardiamo attorno e vediamo la nostra vita come un terreno arido, un caos di spine o la devastazione dopo una tempesta; lo sconforto sembra sopraffarci. Cosa fare allora? Inginocchiarsi e piangere? Abbandonare tutto “perché tanto non ne vale la pena”?

Cosa fa il contadino quando vede che il terreno che ha scelto è troppo intricato di rovi o quello che sperava essere un buon raccolto è andato male? Fa i conti con il proprio sconforto ma ne trae la forza per riprendere a lavorare. Pulisce, ara, semina, concima e attende con trepidazione l’estate. Perché arriva anche la stagione del raccolto e a quel punto l’impegno sarà il dover raccogliere i frutti e godere del risultato dei propri sforzi. Ma se il nostro orto non è stato seminato e curato non ci darà niente, tutt’al più erbaccia e sterpaglie.

Non possiamo sfuggire alle conseguenze dei nostri errori e l’indolenza genera il nulla. Neppure possiamo prevedere come andranno le cose, ma la dedizione e il tempo profusi nel coltivare la nostra vita come un giardino di bellezza e bontà portano sempre al bene. Non abbiate paura. Siate tenaci e coerenti nella vostra “buona semina”. 

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